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venerdì 5 giugno 2009

Neelie Kroes: potenziale spina del fianco di Berlusconi

Che cosa ci fa la faccia di Berlusconi sui manifesti elettorali che, in questi giorni, tappezzano i muri di Amsterdam? Che relazione c'è fra il nostro premier e il Cda, il partito di opposizione allo schieramento che ora detiene la maggioranza all'Europarlamento (i liberaldemocratici della Vvd)?

Per capire, pare sia necessario fare un passo indietro e tornare alla spinosa questione della distribuzione delle frequenze televisive italiane. Come qualcuno di voi ricorderà, la Commissione Europea aveva aperto una procedura d'infrazione contro l'Italia. L'attuale Commissario Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes, è stata la promotrice delle 20 domande poste al Governo italiano per avere spiegazioni circa il mancato trasferimento di Rete 4 sul satellite e le modifiche apportate al regime televisivo.

La Kroes ha giudicato "incomplete" le risposte dell'esecutivo e, di fatto, la procedura d'infrazione non è stata interrotta. Al commissario inoltre è stato affidato il compito di dare o meno il via libera a Sky per sbarcare sul digitale terrestre.

L'allontanamento della Kroes, "l'elefantesca potenziale spina nel fianco di Mediaset Premium e Silvio Berlusconi", dal suo ruolo di autorità di controllo della Concorrenza è nei progetti del Cda, attualmente in vantaggio nella conquista di un posto nell'Europarlamento. Ecco spiegata l'improvvisa passione di Berlusconi per la politica olandese e per le sue sorti...

martedì 2 giugno 2009

La qualità del governo non è una questione privata

Anche questa mattina, come tutte le altre nelle ultime settimane, almeno una tra le prime tre notizie d'apertura dei quotidiani on line nazionali riguarda il nostro celebre premier. La notizia di oggi è che il Times lo ha attaccato e criticato nel suo editoriale. Voglio dire... il Times, non pincopallino... mi sembra alquanto preoccupante. Ma Berlusconi risponde con il solito ritornello: "sono tutte falsità insufflate (ho imparato una parola nuova) dalla sinistra". Certo, perchè piuttosto che farsi un minimo di autocritica e pensare un attimo alle conseguenze del suo comportamento è molto meglio scaricare le responsabilità su quei cattivoni della sinistra, che tanto lo odiano e tanto lo vogliono diffamare.

Berlusconi invoca la legge per proteggere la sua privacy, ma dovrebbe andarsi a leggere il codice di deontologia sulla privacy, consegnato dall'Ordine dei giornalisti all'Ufficio del garante il 29 luglio 1998. Noi, che ce lo siamo dovuti studiare, sappiamo che la sfera privata delle persone pubbliche può essere violata solo se le notizie hanno un rilievo sul loro ruolo sociale o sulla loro vita pubblica. In questo principio si esplicitano le due principali funzioni della stampa in democrazia: diffondere notizie che contribuiscono a formare l'opinione pubblica e controllare e criticare i diversi poteri istituzionali e privati. Il punto è proprio questo: se Berlusconi fosse il signor Nessuno potrebbe anche organizzare dei baccanali in casa sua con la garanzia che un giornalista non avrebbe il permesso di documentare il fatto e renderlo noto. Ma dal momento che Berlusconi è niente di meno che il Presidente del Consiglio... Il Times lo sottolinea bene nel sommario: la qualità del governo non è una questione privata.

L'editoriale inizia così: "L'aspetto peggiore del comportamento di Berlusconi non è il fatto che sia un buffone sciovinista. E nemmeno che si accompagni con donne di 50 anni più giovani, abusando della sua posizione per offrire lavoro come modelle, assistenti personali e anche, suona assurdo, candidate al Parlamento europeo. La cosa più scioccante è l'assoluto disprezzo con il quale tratta gli italiani". Più avanti si scrive che la vita privata di Berlusconi è ovviamente privata ma poi si richiama l'esempio del presidente Clinton. "Molti possono anche dire che l'Italia non è l'America: che gli standard di etica puritana negli Stati Uniti non hanno mai dominato la vita pubblica italiana e che pochi italiani sono scioccati dal womanising (essere un donnaiolo). Questo non ha senso. Gli italiani capiscono bene, quanto gli americani, cosa è e cosa non è accettabile".

Certo che lo capiamo! Ormai l'hanno capito anche i muri che il comportamento privo di dignità del premier è scandaloso e inappropriato per la sua carica. E che sta facendo fare al nostro paese, agli occhi del mondo, una gran figura di .......

sabato 25 aprile 2009

Qualcosa su cui riflettere

Non è passato indenne dalla prima proiezione su Sky, e non si è guadagnato la replica, il lungometraggio del regista Berardo Carboni "Shooting Silvio". Il film era già stato mandato in onda, in prime time, la sera di Pasquetta ed aveva suscitato diverse proteste, prima fra tutte quelle del Pdl che lo ha definito "un inno alla violenza".

Il film, per chi ancora non lo conoscesse, racconta l'esperienza del giovane Kurtz che tenta di escogitare un modo per annientare lo strapotere di Silvio Berlusconi, colpevole, secondo lui, di aver portato in Italia la decadenza dei costumi e il consumismo volgare delle pubblicità. Kurtz prende la drastica decisione di compiere un attentato. E' sicuramente un esperimento anomalo nel panorama culturale italiano, privo di sbavature retoriche, un film che non cerca né odio né vendetta. Tra le decine di tentativi di trasporre sullo schermo il disagio di questi anni, il lavoro del regista romano (sua opera prima) non sfigura e regala comunque la visione di un buon cinema. Ma la qualità in questo caso pare non conti niente.

Nessuno, il regista per primo, ha pronunciato la fatidica parola "censura", ma data la cancellazione del film, tanto tempestiva da non aver lasciato il tempo di modificare la descrizione di ciò che andava in onda, è difficile pensare a qualcosa di diverso. Carboni ha detto sull'accaduto: "non è una censura perchè è una scelta libera di Sky, ma è il segno di un potere immanente. Sono allibito e preoccupato se questo potere tocca anche Sky che è stata l'unica tv che negli ultimi anni ha dato visibilità a registi giovani e indipendenti e, insieme al Ministero della Cultura, ha di fatto consentito la sopravvivenza del cinema giovane". Perfettamente d'accordo: non ci si aspetterebbe certo questo di atteggiamento da Sky che ha assunto, nell'ultimo decennio, un ruolo di innovazione e di sprovincializzazione del panorama televisivo italiano. E, soprattutto, un carattere apolitico rispetto ai canali della tv generalista.
Carboni conclude con un interrogativo che dovrebbe invitare a riflettere: "il film è stato bloccato non per quello di cui tratta, ma perchè non era opportuno mandarlo in onda in questi momenti delicati dopo il terremoto in Abruzzo. Ma io mi chiedo: in un paese in cui vanno in onda solo reality e spazzatura come "La Fattoria" che non aiutano certo a pensare ma educano una generazione di tronisti, è di cattivo gusto solo un film come il mio che invece invita alla riflessione?".